San Giorgio della Richinvelda
territorio delle "radici del vino"
Le terre magre. Per un attimo chiudete gli occhi e immaginate: una landa pietrosa, brulla e silente, dove l’occhio riesce a scorgere solo sassi, arbusti e ancora sassi; un luogo dove le gocce di pioggia e i corsi d’acqua scivolano quasi del tutto giù, nel sottosuolo ghiaioso e permeabile, conferendo un aspetto inconfondibile al territorio. Ora riaprite gli occhi e scoprite che non vi troviate in una steppa dell’est europeo o in una regione riarsa dell’Italia meridionale, ma nell’alta pianura friulana, dove sopravvivono, ai margini di un’area fortemente antropizzata, i “magredi” (il nome stesso richiama la povertà di questo suolo, composto dai sassi, i “claps” abbandonati dai torrenti Cellina e Meduna che scendono verso il mare).
La cultura della vite. Il comune di San Giorgio della Richinvelda, con i suoi 48 kmq di estensione, si trova inserito in questo palcoscenico ambientale così peculiare (per la sua importanza naturalistica è stato annoverato tra i “siti di importanza comunitaria” dell’Unione Europea), che la natura del terreno e il microclima rendono straordinariamente adatto ad accogliere la coltura della vite: Friulano, Pinot, Refosco e Merlot sono solo alcune tra le varietà più apprezzate delle “grave”. La qualità nella produzione vitivinicola espressa dal territorio va però ricercata partendo “dalle radici”: radici, quelle della specie viticole europee, esposte dalla seconda metà dell’Ottocento alla micidiale azione della fillossera. Per contrastarla, la tecnica dell’innesto su legno americano resistente all’attacco dell’insetto, importata nella frazione di Rauscedo alla fine del primo conflitto mondiale, si diffonde sino a dare vita a una della più importanti realtà produttive del comune: sono decine di milioni le barbatelle sin qui prodotte e vendute, in Italia e sui mercati internazionali, frutto di un’attività condotta all’insegna della fiducia nei valori cooperativistici e di una costante attenzione all’innovazione tecnico-scientifica.
Sangue alla Richinvelda. Ma nella terra della Richinvelda affondano anche le radici della storia: di probabile matrice romana, gli insediamenti del comune (Aurava, Cosa, Domanins, Pozzo, Provesano, Rauscedo e naturalmente il capoluogo San Giorgio le sette frazioni) sono già citati in documenti risalenti ai secc. XI e XII; saranno però i fatti del giugno 1350 a far entrare San Giorgio negli annali friulani: il patriarca di Aquileia Bertrando di Saint Geniès, capo spirituale e politico di grande statura, ricordato come energico restauratore e riformatore dei domini temporali del patriarcato, viene colpito a morte proprio nei campi richinveldesi, in un agguato ordito da una coalizione di aristocratici ostili. È nella vicina chiesetta di San Nicolò che viene portato il corpo morente del prelato: la devozione popolare che, sia pur affievolitasi nel corso del tempo, vive ancora oggi, vuole che il lembo di pavimento della sagrestia su cui venne adagiato e versò il suo sangue il beato possieda proprietà taumaturgiche.